LA STORIA
Secoli XVI e XVII.
Verso la metà del XV secolo Frigento inizia a perdere molto del suo antico splendore, cominciando così uno stato di abbandono generale culminato nella perdita di autonomia della diocesi frigentina, che nel 1466, dietro provvedimento del Pontefice Paolo II viene unita a quella di Avellino, nella figura del vescovo frigentino Giovan Battista Ventura. La diocesi frigentina era comunque suffraganea della curia arcivescovile di Benevento. Per tutto il secolo XVI e XVII, la crisi continua inarrestabile per cause naturali, per i frequenti terremoti, le numerose pestilenze e soprattutto per la sua posizione periferica rispetto ai centri più importanti.
Il sisma del 1732.
Dato che Isabella non ebbe eredi, con la sua scomparsa si estinse definitivamente il casato dei Gesualdo in Frigento. Il territorio, fu allora assorbito dalla Corte Regia per poi essere venduto nel 1636 al marito di Isabella, Niccolò Ludovisi. Nel 1676, Fabrizio Cimadoro, acquistò per 13000 ducati, il feudo da Giovan Battista, figlio del suddetto Ludovisi. Dopo l’evento sismico della Vigilia di Sant’Andrea, il 29 settembre del 1732 si verificò una significativa rinascita artistico- culturale della cittadina, che in questi anni si arricchì di monumenti e di case signorili, finemente rifinite con elementi decorativi in pietra lavorata. Successivamente il borgo fu infeudato ai Caracciolo, principi di Avellino, che lo mantennero fino al 1806, anno dell’eversione della feudalità.
L’autonomia dei Casali.
All’inizio del XIX secolo la situazione economico-sociale dell’ex feudo frigentino era catastrofica, anche a causa della perdita di quattro casali che nel 1808 dopo aver ottenuto l’autonomia amministrativa, si aggregarono al nascente comune di Sturno.
23 novembre 1980.
Nel novembre del 1980 il violento terremoto ha danneggiato non solo le abitazioni, ma anche la maggior parte degli edifici storici del paese,quali chiese, palazzi e lo stesso edificio del Municipio, ridotto per metà in macerie.